La scienza rivela: i nostri antenati avevano l’osso del pene

La scienza rivela: i nostri antenati avevano l’osso del pene

Gli esseri umani di sesso maschile inizialmente avevano un osso all’interno del pene. Lo hanno svelato gli scienziati. La colpa della perdita del baculum – l’osso del pene che è spuntato nei mammiferi tra 145 e 95 milioni di anni fa sarebbe da ascriversi alle relazioni monogame. L’osso del pene infatti è utile nel caso della poligamia perché diventa importante nella lotta per assicurarsi un partner.

Essendo una specie monogama, che tende cioè a stare per tutta la vita con lo stesso partner mettendo su un nucleo familiare con figli, gli uomini non hanno bisogno del pene ossuto al fine di competere per la ricerca di una partner.

osso del pene

Ma come funziona il baculum?

Grazie alla presenza dell’osso del pene ai mammiferi è consentita una penetrazione prolungata – della durata superiore ai tre minuti. Ciò garantirebbe maggiori percentuali di inseminazione e quindi di fertilità. Nelle relazioni monogame l’uomo invece non ha bisogno di mettere incinta la femmina per garantirsi una partner. In linea di massima può farlo quando vuole.
Nelle società dei primati invece la concorrenza sessuale porta gli individui a ricercare la fecondazione. L’osso del pene e la penetrazione prolungata danno agli animali maggiori probabilità di portare a termine la loro missione battendo i concorrenti. I nostri cugini, i primati ancestrali – scimpanzé e gorilla, lo hanno ancora. Gli scimpanzé ma anche i bonobo hanno un baculum molto piccolo, di 6-8 mm, e la penetrazione dura solo dai 7 ai 15 secondi. L’osso del pene del tricheco invece può raggiungere i 60 cm di lunghezza.

Il baculum sarebbe scomparso nel genere Homo circa 1,9 milioni di anni fa. Con la comparsa dell’Homo Erectus comincia la monogamia e lentamente l’uomo trova altri tempi e modalità per riprodursi.

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