Il racconto delle avventure di una escort quasi per bene – l’uomo con la pipa e l’agenda del businessman

Il racconto delle avventure di una escort quasi per bene – l’uomo con la pipa e l’agenda del businessman

Racconto erotico di fantasia di una escort

Ciao, sono Martina, vivo a Torino e sono una escort. Una fantastica e bellissima escort alta e snella, dalla chioma lunga color cioccolato e dagli occhi penetranti. Amo il mio lavoro per la libertà che mi permette e per gli incontri che mi offre. Ho un caratteraccio, sono lunatica, ipersensibile e vanitosa. Adoro i bei vestiti, i pistacchi, il caffé lungo e la musica latina. Infondo dentro sono un po’ tamarra, quando sono in macchina, mi piace ascoltare la radio a tutto volume! Non sopporto la Nutella, la volgarità e la maleducazione per tutto il resto penso che potremo arrivare ad un compromesso.

Sono tornata domenica sera da Ibiza raggiante e abbronzata. Il lunedì vorrei passarlo nel letto a dormire per quelle due notti saltate di cui il mio fisico mi sta chiedendo gli interessi.

Nulla da fare. Una escort quasi per bene non ha tempo per oziare sonnacchiosa nel suo soffice lettone, il lunedì mattina deve organizzare la settimana come ogni bravo manager dedito al suo lavoro. Io, però, non ho nessuna segretaria che mi ricorda gli appuntamenti rincorrendomi per il corridoio.

Così, eccomi al tavolo, agenda e penna in mano ad organizzare post-it appiccicati sul frigo. Non vi torna qualcosa? Una escort con un calendario di lavoro non ve l’aspettavate, eh? Certe volte mi stupisco anch’io di me stessa! Ma se può tranquillizzarvi e riportare l’ordine nel vostro universo, questa non è stata una mia idea. È stata sua, dell’uomo con la pipa. Alfred, quell’accento inglese pazzesco, e quel fascino disinteressato e distaccato.

Conservo un pezzo di lui nel mio “cassetto delle meraviglie”. No, non si tratta di un arto, non vi spaventerò con sorprese alla Hannibal Lecter. Alfred mi ha regalato la sua pipa prima di andarsene e un agenda, la mia prima agenda. La pipa la conservo ancora nel cassetto, mentre l’agenda è stata sostituita con tante altre. Significa che ho tanti appuntamenti e anche, che è passato molto tempo dall’ultimo nostro incontro.

Quell’uomo era capace di accendere in me il fuoco della passione come nessuno è mai riuscito a fare. Ogni volta che mi guardava negli occhi, bruciavo dentro. Con lui mi sentivo nuda, un bel paradosso per una che si fa vedere spesso senza vestiti da perfetti sconosciuti. Davanti ad Alfred ero una 15enne alle prime armi, senza protezioni né filtri, e più percepivo questa fragilità, più ero attratta da lui. Penso di essermene innamorata.

Non ho mai saputo se Alfred ricambiasse il mio sentimento. Non gliel’ho mai confessato, anche se sono certa che lui avesse capito. Ci saremmo incontrati una decina di volte. Forse qualcuna in più. E ogni volta era una situazione diversa, un’incognita. Non mi permetteva di sentirmi a mio agio, ma mi lasciava sempre sull’attenti, quasi volesse sfidarmi e vedere fino a dove potessi spingermi. Forse questo continuo filo teso era quello che veramente mi attirava di lui.

Ricordo tutti i particolari del nostro primo incontro. Ogni minimo dettaglio, ogni sensazione è rimasta impressa come un basso rilievo nella mente. Quel giorno ero tremendamente in ritardo. Non mi capita mai di essere in ritardo, una brava escort non deve mai esserlo! Ma era stata una settimana densa di impegni e avvenimenti da non lasciarmi quasi il tempo per una manicure benfatta, così una svista sulla tabella di marcia poteva essere comprensibile. Senza contare che la sua voce al telefono non mi era piaciuta affatto, snob, distaccata e, decisamente irritante! Probabilmente la mia mente aveva fatto di tutto per dimenticarselo e adesso, ecco che mi toccava chiedere al tassista di andare più veloce con la voce trafelata mentre cercavo di riassettarmi i capelli.

“O, cavolo!” notai con orrore che una delle calze che portavo si era smagliata vistosamente, dissi al tassista di guardare avanti e la tolsi in fretta. Notai come allungò l’occhio mentre ero intenta nella delicata operazione, ma feci finta di niente. Mi piace essere guardata mentre mi spoglio, è una cosa che mi eccita. Quel giorno portavo degli eleganti tacchi a spillo in vernice nera e un abito aderente che arrivava alle ginocchia. Quando scesi dall’auto, calze a parte, mi sentii un bocconcino niente male. Così rassicurata sulle mie doti seduttive, mi avviai verso l’ingresso del palazzo, uno dei più belli ed eleganti dell’intera città.

L’ingresso era d’impatto, con marmo bianco sui pavimenti e portinaio vestito di tutto punto. Dissi che cercavo il signor Smith e lui mi disse che alloggiava al piano attico. Non era la prima volta che entravo in un palazzo così elegante, ma qualcosa nella sua austerità mi metteva a disagio.

Il primo impatto con Alfred non fu dei migliori. Fui accolta da una nuvola di fumo puzzolente e soppressi a fatica un colpo di tosse. Ci presentammo e potei constatare che, esclusa la pipa che teneva in bocca, si trattava di un bell’uomo, sulla quarantina, alto, dalla chioma folta e ancora scura. Indossava giacca e cravatta, come se fosse appena uscito dall’ufficio e mi fece accomodare in soggiorno. Le finestre erano oscurate e una lampada a muro gettava una luce soffusa e calda nella stanza.
Lei è in ritardo – mi disse con voce bassa e profonda e i suoi occhi penetranti scrutarono ogni centimetro soffermandosi sulle gambe senza calze.
Si, mi scuso – risposi con un filo di voce. Quella figura così seria mi metteva in soggezione, ero sicura che stesse soppesando ogni parte del mio corpo e che stesse valutando se il prezzo concordato era onesto.
Questa è la cifra pattuita – disse porgendomi una busta che non ebbi nemmeno il coraggio di controllare e che infilai subito in borsa.
“Su Martina datti un tono, non è da te comportarti come una quindicenne scapestrata”.
Non è educato arrivare in ritardo – ribadì.
“Anche la predica mi fa adesso?” Sono allergica ai rimproveri, ma sapendo di avere sbagliato, rimasi in silenzio.
Vogliamo iniziare? – domandò sedendosi sulla poltrona, mentre io rimasi in piedi.
“Ho capito, mi toccherà fare tutto a me, questa busta me la guadagnerò con il sudore!” pensai e feci per avvicinarmi.
No, rimanga li dov’è – ordinò. – Mi piace guardarla.
Eseguii e rimasi immobile.
Non ha messo le calze, mi complimento per la scelta – disse massaggiandosi il mento. Mi parve di intravedere un sorriso comparire sul suo volto impassibile. Fu questione di un attimo, perché subito riprese la sua espressione di gesso e scandì – Si tolga le mutande. Le faccia scivolare lentamente senza spiegazzare quel bel vestito.
Feci scivolare le mani sotto l’abito, cercando di far scendere i sottili slip che indossavo, ma la gonna aderente mi rendeva difficili i movimenti. Fui costretta ad alcune contorsioni, immagino non troppo sensuali.
Alfred però parve apprezzarle, perché quando finalmente lasciai cadere le mutandine a terra, disse – molto bene, ora la prego di prendere una tazza di té e accomodarsi al tavolo per berla.
Lo assecondai, ma quando mi stavo per sedere sulla sedia, lui mi bloccò. – Non sulla sedia, si sieda sul tavolo e allarghi le gambe.
Lo feci e bevvi un sorso di bevanda alle rose molto delicata, mentre lui non mi toglieva gli occhi di dosso.
Ora, si alzi ancora un po’ la gonna e allarghi meglio le gambe.
Alzai il vestito come mi aveva chiesto, in modo che arrivasse a metà coscia, questo mi permetteva di divaricare le gambe maggiormente. Lui non mi staccava gli occhi di dosso, e il suo volto non lasciava trapelare nessun’ emozione. Mi sentivo una cavia da laboratorio e non mi dispiaceva affatto. Stavo iniziando ad eccitarmi, i battiti del mio cuore aumentavano e il mio corpo si era fatto sensibile.
Com’è il té?
Buono.
Ne beva un altro sorso e si tiri su la gonna, questa volta del tutto.
Feci come mi aveva chiesto e questa volta poggiai la pelle delle natiche sul tavolo in vetro freddo. Quella sensazione piacevole e strana si diffuse in fretta per tutto il corpo scuotendomi con un lungo brivido. Ero bagnata, bagnata fradicia e desideravo ardentemente che qualcuno mi prendesse lì sul tavolo, subito.
Invece, Alfred si alzò, – devo rispondere ad alcune mail di lavoro, lei mi aspetti qui. Mi raccomando non si muova. Non può toccarsi, si ricordi. Deve rimanere ferma! – e così dicendo uscì dalla stanza.
Rimasi immobile, ad ogni respiro sentivo la pelle premere sul vetro freddo e mi bagnavo sempre di più. Non riuscivo a pensare ad altro, se non al bruciore che provavo in mezzo alle cosce. Tutto il mio corpo era in fibrillazione, recettivo, pronto ad accogliere qualsiasi stimolo. Il respiro si era fatto più profondo. “O, al divolo lui e la sua busta! Sto scoppiando! Dove sta scritto che io debba soffrire? ” Alzai una mano e feci per avvicinarla alle cosce, ma in quel momento la sua voce profonda arrivò alle mie spalle, bloccandomi.
Cosa le avevo chiesto? Ora dovrò riandarmene.
“ o no! Tempismo perfetto, complimenti Martina!”
Ritornò dopo cinque minuti, i cinque minuti più lunghi della mia vita.
Come sta, Martina? – era la prima volta che pronunciava il mio nome, sembrava così sensuale detto da lui. Si posizionò di fronte a me e mi mostrò una ciotola di fragole che teneva in mano. – Ora le metterò una di queste dentro, voglio mangiarle assaporandola –

E così fece. Prese una fragola e me la spinse dentro, là, proprio in mezzo alle cosce. Sussultai quando la girò bene, come per intingerla meglio nella mia vagina bagnata. “Ah!” emisi un profondo sospiro.
Non sa quanto è buona! – disse portandosela alla bocca. – Tenga, assaggi – e me la mise davanti alle labbra.
Io addentai il frutto e mangiai con gusto. – Ancora, – bisbigliai.
Alfred ripeté l’operazione per altre due volte, spingendosi sempre più a fondo e girando con maggior vigore, sentivo che ero lì lì per venire e ogni volta lui si interrompeva apposta, portandosi il frutto alla bocca. Dopo tre fragole, appoggiò la ciotola accanto alle mie cosce e si sedette sulla sedia avvicinando il volto alle mie gambe aperte. – Che buon profumo ha!
Iniziò con calma e lentezza estenuanti a leccarmi, a pizzicarmi e a mordicchiarmi, finché non venni. Fui scossa dai tremiti dell’orgasmo, mentre Alfred mi teneva con dolcezza tra le sue braccia. Restammo abbracciati per un po’, poi lui si staccò e mi fece girare e appoggiare il busto sul tavolo, rimanendo con le mie nudità all’aria. Sentii che si slacciava i pantaloni, poi con un colpo secco fu dentro di me e iniziò a muoversi con voracità, il mio corpo sbatteva sul tavolo con forza, finché non venne.
Quella notte lo facemmo altre tre volte e poi ci addormentammo nel suo letto nudi e stravolti.

All’inizio ho detto che io e Alfred ci siamo incontrati circa una decina di volte, prima che lui ripartisse e tornasse in Inghilterra. Al nostro ultimo incontro, mi ha regalato la sua pipa e un’agendina con una dedica “così la prossima volta che ci vediamo sarà puntuale!”
Non l’ho più rivisto, né sentito. Sarà in giro per il mondo a fare affari, frequentare altre bellissime escort, a regalare agende e pipe. O forse, sarà solo in giro per il mondo a fare affari, frequentare altre bellissime escort, ma non regalerà agende e pipe.

Racconto Pubblicato da Tania

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