[Racconto erotico]: Milena, una escort a Torino, e il tradimento

[Racconto erotico]: Milena, una escort a Torino, e il tradimento

Ecco il nuovo racconto erotico di www.piuincontri.com, protagonista Melissa, escort a Torino. Buona lettura!

Lei guardava lontano, oltre la mia spalla e sembrava distante, poi lo disse: – Ti ho tradito. –

Quelle parole caddero come una mattonella di cemento sulla testa. D’altronde cosa potevo aspettarmi da una escort di Torino? Milena era così e non sarebbe mai cambiata. Si sentiva libera e non poteva stare intrappolata in una relazione. E poi mi disse anche – Ti amo – e facemmo l’amore. Non so per quanto sarebbe potuta durare una relazione così, ma io ero cotto. Milena mi aveva rapito il cuore, alta, mora, affascinante, con quegli occhi da cerbiatto. Mi consolai tra le sue tette, ci ficcai la testa dentro e rimasi lì per un po’ dopo che avemmo fatto sesso.

– Sei dispiaciuto? – mi chiese accendendosi una sigaretta.

Avrei voluto risponderle che sì, ero dispiaciuto. Invece per paura di perderla, alzai le spalle.

– Forse dovresti provare anche tu ad avere altre relazioni. Così saremmo pari –

Forse, eppure non riuscivo ad immaginare di poter stare con un’altra donna eccetto lei. Ero innamorato. Ma Milena, preoccupata, insistette e il giovedì dopo, fissò un appuntamento con una sua amica, Roberta. Anche lei era una escort di Torino. Non volevo averci niente a che fare, ma quando la vidi, non potei fare a meno di sentirmi attratto. Bionda e minuta, un sedere sodo e una bocca a cuore che teneva socchiusa in attesa di dire qualcosa o di baciare qualcuno. Eravamo io e Roberta in un bar a bere un drink, lei parlava senza sosta raccontando dell’ultima festa a cui era stata, aveva fatto un incontro a Torino davvero folle con un uomo molto più grande di lei e ne era rimasta così affascinata che non vedeva l’ora di rivederlo, io intanto pensavo a Milena. Poi Roberta mi chiese se la accompagnavo a casa. Venti minuti dopo ero seduto sul suo divano di finta pelle rossa a sorseggiare un Martini. Ad un certo punto, Roberta si tolse il vestito, lo fece senza nessun preavviso e rimase in mutande e reggiseno di pizzo neri. Portava ancora le autoreggenti e i capelli le ricadevano morbidi sulle spalle. Era conturbante. Mi prese una mano e se la appoggiò sul seno.

– Ho voglia – mi disse. – Non posso passare tutta la sera a pensare ad un uomo che non è qui con me. – Allora mi baciò. Le sue labbra erano morbide e sapevano di miele e Martini, la sua lingua guizzava nella mia bocca umida e stuzzicante.

Risposi al suo bacio e poco dopo, non so come, mi trovai senza pantaloni e mutande, avevo il pene duro e dritto e Roberta lo lavorava con grande maestria alternando la bocca alle mani. Non capivo più niente, le afferrai le mutande e gliele strappai via con un gesto deciso, poi prendendola per le anche la feci sedere su di me e la penetrai. Feci sesso senza amore, lasciandomi guidare dall’istinto, ma dopo mi sentivo ancora peggio e tutto quello a cui riuscivo a pensare era Milena.

Venerdì la vidi. Era bellissima, portava un abito corto nero che metteva in risalto le sue forme. Mi chiese come era andata e io alzai le spalle. – Non ce la faccio – dissi. – Ci ho provato, ma non ce la faccio. –

– Capisco – poi la escort disse che era meglio che non ci vedessimo per un po’, aggiunse che lo faceva per il mio bene, per non farmi soffrire, io, invece, soffrii parecchio.

Trascorse una settimana in cui rimasi nella disperazione più nera, provai a chiamarla, ma non rispose. Dovevo dimenticarmi di quella escort, a Torino c’erano tante ragazze, possibile che non ne trovassi una che non fosse un’accompagnatrice? Decisi di uscire, avevo bisogno di aria fresca. Mi ritrovai in una libreria, alla ricerca di uno di quei manuali per uomini single e depressi che cercano di riprendersi dalla dipendenza d’amore. L’ambiente era silenzioso e rilassante, così mi sedetti su una sedia e mi immersi nella lettura.

– Posso? –

Alzai lo sguardo. Non so per quanto tempo ero rimasto lì, ma avevo già letto una ventina di pagine.

– Certo – dissi arrossendo e cercando di nascondere la copertina del libro che tenevo in mano.

Era una ragazza dai capelli rossi e dal naso all’insù, avvolta in un cappotto color blu. Prese posto sulla sedia accanto alla mia e si mise a leggere. Sbirciai e notai che aveva preso il mio stesso volume. Sorrisi e mi feci coraggio. Le chiesi come si chiamasse. Irene. Parlammo a lungo, fu decisamente l’incontro a Torino più interessante che avessi mai fatto. Irene aveva appena rotto da una brutta relazione. Anche io, le dissi, omettendo che la mia ex-ragazza era una escort di Torino. Lei faceva la cameriera e si pagava così gli studi in lettere. Aveva una voce sensuale e delicata, mi piaceva parlarle assieme. Uscimmo dalla libreria e andammo a prenderci un caffè e una grossa fetta di torta al cioccolato, poi insieme decidemmo di fare del sesso curativo.

– Dicono che chiodo scacci chiodo- disse Irene.

Così andammo a casa sua e un po’ vergognoci ci togliemmo i vestiti. Irene aveva la pelle bianca come la neve e un fisico snello, un sedere sodo e due seni grandi dai capezzoli larghi e scuri. Me ne misi uno in bocca e lo succhiai per bene. Lei gemette inclinando la testa indietro. Le afferrai una chiappa e gliela strizzai con forza. Lei si chinò e se lo prese in bocca, aveva un fare delicato ma ci metteva impegno e fece subito effetto. La presi e la feci coricare sul letto, lei aprì le gambe, era bagnata, così la penetrai. Facemmo sesso per due volte quella sera, poi tornai a casa con il suo numero e la promessa di chiamarla il giorno dopo. Lo avrei fatto sicuramente, mi sentivo già meglio!

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